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  • Coach di Quartiere: come lo sport diventa collante sociale

    Coach di Quartiere: come lo sport diventa collante sociale

    C’è chi vede nello sport solo una competizione, una gara da vincere. E poi c’è chi nello sport legge una possibilità diversa: quella di creare legami, accendere comunità, restituire fiducia e futuro ai quartieri. Oggi a EcoSportivamente, nella sesta puntata di questo 2025, incontriamo Claudio Massa: innovatore, imprenditore sociale, fondatore de L’Orma e ideatore del progetto Coach di Quartiere. Con lui ripercorreremo un viaggio che parte dalla sua passione per lo sport e arriva a una visione coraggiosa: trasformare campetti, parchi e piazze in luoghi di inclusione, dove i giovani diventano protagonisti e il benessere non è un lusso, ma un diritto per tutti.”

    All’inizio c’è un campo da gioco. Un pallone che rimbalza, bambini che ridono, famiglie che si fermano a guardare. Scene che sembrano semplici, quasi scontate. Eppure dietro quelle voci, dietro quelle partite improvvisate, c’è un’idea che ha cambiato il modo di vivere i quartieri: Coach di Quartiere.

    Questa è la storia di Claudio Massa, innovatore sportivo e imprenditore sociale, che ha scelto di trasformare la sua passione per lo sport in una missione collettiva.

    L’inizio di un percorso

    Claudio cresce con lo sport come bussola. Studia Scienze Motorie, approfondisce il coaching e la PNL, fonda L’Orma nel 2000: un progetto che già allora portava lo sport nelle scuole, tra bambini e ragazzi, come strumento educativo prima ancora che competitivo.

    Ma ogni percorso ha i suoi bivi. E quello decisivo arriva nel 2020, in piena pandemia, quando i campi e i parchi restano vuoti, e i ragazzi perdono non solo il gioco, ma anche il contatto umano.

    L’intuizione in tempi difficili

    È in quel vuoto che Claudio intravede un’occasione. Nasce così Coach di Quartiere, un’idea semplice e coraggiosa: coinvolgere giovani volontari e trasformarli in punti di riferimento per i bambini del quartiere. Non solo allenatori, ma facilitatori di relazioni, creatori di fiducia, custodi degli spazi comuni.

    Lo sport come collante sociale

    Coach di Quartiere è molto più di un progetto sportivo. È un modello di inclusione sociale: nel quale i quartieri ritrovano la propria identità grazie a bambini e ragazzi che fanno sport. s
    Ogni partita diventa un’occasione per crescere, ogni allenamento una lezione di cittadinanza.

    I risultati sono tangibili: ragazzi che riscoprono fiducia in sé stessi, famiglie che trovano sostegno, comunità che si riaccendono.

    Un modello che guarda lontano

    Claudio non si accontenta di un’esperienza locale. Il progetto è stato pensato come un franchising sociale, pronto a essere replicato in tante città. Una rete di quartieri che, attraverso lo sport, possano scrivere nuove storie di inclusione e futuro condiviso.

    E guardando avanti, l’immaginazione vola al 2035:
    bambini che giocano nei cortili, ragazzi che guidano altri giovani, famiglie che riempiono parchi e piazze. Una società in cui lo sport non è lusso, ma diritto.

    “Dalla voce di Claudio abbiamo ascoltato come lo sport, se restituito alle persone, può cambiare non solo corpi e menti, ma intere comunità. Coach di Quartiere non è soltanto un progetto, è un invito: uscire di casa, incontrarsi, giocare, prendersi cura del proprio quartiere e sentirsi parte di qualcosa di più grande. Lo sport come collante sociale, come motore di cittadinanza attiva e di futuro condiviso. Perché in fondo, come ci ha ricordato Claudio, il campo è ovunque ci sia voglia di crescere insieme.”

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    Per ascoltare la puntata:

  • Ecosportivamente – L’intervista a Francesca Clapcich

    Ecosportivamente – L’intervista a Francesca Clapcich

    La quarta stagione tra sport e sostenibilità – Francesca Clapcich si racconta

    Quando quattro anni fa ho iniziato a registrare le interviste di EcoSportivamente, legare progetti ed imprese sportive alla tutela del Pianeta sembrava estremamente pionieristico. Una cosa di nicchia, ad essere ottimisti. Qualche anno dopo l’Uisp ha segnalato il podcast descrivendolo in questa maniera:

    Raccontare il legame tra sport e sostenibilità nella nostra società è invece la missione di EcoSportivamente un podcast, unico nel suo genere, in cui l’attivista ecologista Umberto Zimarri intervista i protagonisti e le protagoniste della rivoluzione ecologica nello sport.

    Oggi, parlare di sport e sostenibilità, invece, è sempre più naturale come giusto che sia. Un binomio che cresce di pari passo alla consapevolezza dell’importanza, ambientale e sociale, di entrambi.

    Lo sport può essere una delle chiavi di volta per raggiungere quella desiderabilità della transizione ecologica, parafrasando Alex Langer grazie alla sua trasversalità e alla sua capacità di trasmettere e diffondere messaggi. Nel frattempo i programmi governativi stanno mirando ad una razionalizzazione dell’approccio e delle azioni. Una visione unica calata nellle diverse discipline e nei diversi ambiti.

    Il programma più famoso in tal senso è lo “Sports for Climate Action“. Lanciato dalle Nazioni Unite, riassume quanto detto in precedenza, perseguendo due obiettivi:

    1. Raggiungere una traiettoria chiara per la comunità sportiva globale per combattere il cambiamento climatico, attraverso impegni e partnership secondo standard verificati, tra cui la misurazione, la riduzione e la rendicontazione delle emissioni di gas serra, in linea con lo scenario ben al di sotto dei 2 gradi sancito dall’accordo di Parigi;
    2. Utilizzare lo sport come strumento unificante per unire e creare solidarietà tra i cittadini di tutto il mondo per l’azione per il clima.

    Nelle storie di EcoSportivamente, le imprese o più semplicemente l’impegno nello sport diviene un mezzo per provare a migliorare il mondo che ci circonda.

    Come sempre, un passettino alla volta, in maniera “artigianale” proverò a dare voce a questo mondo sostenibile e sportivo che merita di essere conosciuto ed apprezzato.

    Francesca Clapcich: Believe, Belong, Achieve

    La storia di Francesca è una storia di sport, di sostenibilità e di libertà.
    Francesca è una velista italiana. Ha partecipato per ben due volte alle Olimpiadi nel 2012 e nel 2016. Nel 2017-2018, è stata membro dell’equipaggio di Turn the Tide on Plastic nella Volvo Oean Race. Ha vinto l’edizione 2022-2023 della prestigiosa gara The Ocean Race.

    In mezz’ora molti sono stati i temi trattati: il ruolo sociale dell’Atleta e le differenze tra Italia e Stati Uniti, il programma Believe, Belong, Achieve che la vede protagonista, l’orgoglio delle vittorie e la rabbia per le disparità salariali con i suoi colleghi, l’inquinamento da plastiche e microplastiche, la multiculturalità e la visione di un mondo senza barriere.

    “Ho vissuto personalmente la sfida di non essere accettata per quello che sono e di non avere pari opportunità o benefici dal mio sport, ma ora ho il privilegio di sentirmi libera di essere chi sono e di usare la mia voce per qualcosa che va oltre la mia persona. Quando tutti credono in se stessi e sentono di appartenere, insieme possiamo ottenere di più”.