Discariche nel Lazio e mortalità: uno studio shock!

Discariche e tumori

Morbosità e mortalità delle persone che vivono vicino a discariche di rifiuti urbani: uno di studio di coorte multisito. Questa ricerca finanziata dalla Regione Lazio e condotta dalle ricercatrici e ricercatori del D.E.P ( Dipartimento di Epidemiologia del Lazio) è stato l’oggetto della convocazione congiunte della decima e settima commissione della Regione Lazio.

Lo studio mirava a valutare l’associazione tra l’esposizione all’idrogeno solforato (H 2S, prodotto dalla decomposizione anaerobica della materia organica contenente zolfo nelle discariche) e la mortalità e la morbilità di una coorte di residenti che vivevano entro 5 km dalle nove discariche di rifiuti solidi urbani della regione Lazio (Italia centrale, circa 5 milioni di abitanti, compresi gli immigrati). È stata arruolata una coorte di residenti entro 5 km dalle discariche (soggetti residenti su 1 gennaio 1996 e quelli che si sono trasferiti successivamente nelle aree fino al 2008) e seguiti per la mortalità e i ricoveri fino al 31 dicembre 2012. La Ricerca ha coinvolto 242409 individui.

I risultati purtroppo non lasciano spazio ad interpretazioni: “Abbiamo trovato un’associazione positiva tra l’esposizione al solfuro di idrogeno (H 2S), che abbiamo usato come surrogato per tutti gli inquinanti co-emessi dalle discariche, e la mortalità per cancro ai polmoni e malattie respiratorie, nonché i ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie, soprattutto nei bambini”. “L’eccesso di ricoveri per malattie respiratorie è stato riscontrato anche nei bambini, e nessun eccesso di mortalità/morbilità per malattie cardiovascolari (indicativo della maggior parte dei fattori di stile di vita non misurati, tra cui il fumo) è stato trovato, nonostante la maggiore potenza statistica rispetto alle malattie respiratorie. Pertanto, anche se non si possono escludere confusioni residue, è improbabile che la relazione osservata tra l’esposizione a H 2S e i disturbi respiratori possa essere interamente dovuta ad abitudini di fumo non misurate e ad altri fattori.  In conclusione, abbiamo trovato associazioni tra l’esposizione H 2S delle discariche e la mortalità per cancro ai polmoni, così come la mortalità e la morbilità per le malattie respiratorie. Il legame con le malattie respiratorie è stato osservato in altri studi ed è potenzialmente legato ai gas irritanti e ad altri contaminanti organici. L’eccesso di cancro ai polmoni è una scoperta relativamente nuova.

Le mie considerazioni nell’audizione

Sono Umberto Zimarri, parlo a nome dell’associazione Green Italia, di cui sono membro dell’Ufficio di Presidenza, e dei diversi comitati di tutela ambientale nati in questi anni nel comprensorio che racchiude i territori di Roccasecca, San Giovanni Incarico, Colfelice e Pontecorvo. Ricordo che in questo quadrilatero è presente la discarica gestita dalla Mad S.r.L, l’impianto pubblico di Trattamento Meccanico Biologico, Saf, e la discarica non bonificata di San Paride, Pontecorvo.

Data l’importanza e la gravità dell’argomento ritengo sia inderogabile partire dal Rapporto Eras e successivamente analizzare la ricerca “Morbilità e mortalità delle persone che vivono vicino alle discariche dei rifiuti urbani”.

 Proprio nel rapporto ERAS, a pagina 206, viene evidenziato un fenomeno estremamente preoccupante per il mio territorio: ipotizzando informalmente una relazione lineare tra emissioni e concentrazioni massime, risulta evidente che la concentrazione massima relativa alla discarica di Roccasecca risulta decisamente superiore alla media regionale, cosa che evidenzia come l’area di Frosinone sia particolarmente critica dal punto di vista della dispersione degli inquinanti in aria. 

Lo studio è datato 2016. Cosa è successo in questo lasso di tempo alla discarica di Roccasecca? È accaduto che a causa delle emergenze romane e delle inefficienze del ciclo provinciale dei rifiuti, il sito sia cresciuto a dismisura. È arrivato a saturazione il Bacino 3, è stato autorizzato e successivamente arrivata a saturazione il bacino IV, è stata autorizzata la sopraelevazione del IV bacino a sua volta saturato. A tal proposito, è necessario evidenziare, per completezza d’informazione, quanto sottolineato dall’Arpa Lazio in una nota del 23/04/2021 avente come oggetto: Invio Relazione Tecnica inerente il controllo ordinario ai sensi art 29-decies comma 3 del D.Lgs 152/06 e s.m.i, eseguito presso la discarica MAD, Roccasecca, in data 30/03/2021, NELLA QUALE SI EVIDENZIA CHE a fronte di un volume utile netto  autorizzato negli anni 2016÷2021 pari a 762.896 m3, corrispondenti a 739.441 tonnellate, al netto delle  approssimazioni relative agli indici di compattazione, non sempre riportati nelle D.D. sopra richiamate  (0,9÷1,0 tonn/m3), risulterebbero essere state conferite in discarica circa 1.041.867 tonnellate,  ovvero, pari a circa 302.426 tonnellate in più a quanto autorizzato.  Sommando, invece, le volumetrie dal primo al IV bacino è pari a 2.435.853.

La Regione Lazio aveva autorizzato anche alla costruzione del V bacino di discarica ma la ditta proponente ha ritirato la sua disponibilità.

La ricerca oggetto della discussione odierna evidenzia un’esposizione significativa all’idrogeno solforato, H2S, in un territorio che come descritto in precedenza ha una scarsa dispersione degli inquinanti in aria. È razionale presupporre una crescita dell’esposizione alla sostanza inquinante analizzata, all’aumento delle dimensioni della discarica. Di conseguenza cresce il rischio di contrarre malattie tumorali o cardio-vascolari come ha evidenziato la ricerca.

 “In conclusione, abbiamo trovato associazioni tra H2S espressione di discariche e mortalità per cancro ai polmoni come così come mortalità e morbilità per malattie respiratorie.

Il legame con le malattie respiratorie è stato osservato in altri studi ed è potenzialmente correlato a gas irritanti e altri contaminanti organici. L’eccesso di cancro ai polmoni è una scoperta relativamente nuova.”. Inoltre, l’eccesso di ricoveri per malattie respiratorie è stato riscontrato anche nei bambini, e nessun eccesso di mortalità/morbilità per malattie cardiovascolari, (indicativo della maggior parte dei fattori di stile di vita non misurati, tra cui il fumo) è stato trovato, nonostante la maggiore potenza statistica rispetto alle malattie respiratorie

Vista la gravità delle conclusioni a cui giunge la ricerca, non posso fare a meno di chiedermi e di chiedere perché questa sia stata sottaciuta e non pubblicata sul sito istituzionale della Regione Lazio per tutto questo tempo. Non posso evitare di chiedere quali azioni concrete sono state messe in campo dal Governo Regionale a tutela della salute pubblica delle popolazioni limitrofe l’impianto, vista che si tratta di dati revisionati da esperti ricercatori nel campo dell’epidemiologia, pubblicati ufficialmente dal 2016 su una prestigiosa rivista internazionale. Come è stato possibile ragionare esclusivamente su ampliamenti ed autorizzazioni, senza tener minimamente conto del rischio a cui venivano esposti i cittadini.

Dal punto di vista delle CSC, inoltre, nel corso del tempo, le analisi sul sito hanno evidenziato grave criticità tanto che la Provincia di Frosinone con l’ordinanza n3/2019, del 6/12/2019, riteneva il sito in parola potenzialmente contaminato, a norma dell’art 240 del D.Lgs. 152/2006, in quanto uno o più valori di concentrazione delle sostanze inquinanti rilevati nelle matrici ambientali risultano superiori ai valori di concentrazione soglia di contaminazione (CSC). Inoltre, evidenziava la presenza di una fonte attiva di contaminazione presso il sito in oggetto, la quale costituisce circostanza di “elevata pericolosità”, per la salute umana e per l’ambiente, contribuendo alla progressiva contaminazione delle matrici ambientali circostanti. Per tale motivo l’Ente Provinciale diffidava la Societa Mad S.r.l, a provvedere ai sensi dell’art.242 del D.Lgs 152/2006 e ss.mm.ii, ad eseguire i necessari interventi di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale dello sito, entro 30 giorni dalla notifica dell’ordinanza. Questo non è mai avvenuto.

Alla luce della ricerca finanziata dalla Regione Lazio, Morbosità e mortalità delle persone che vivono vicino a discariche di rifiuti urbani”, realizzata dal D.E.P, e delle analisi riportate, a tutela della salute delle cittadine e dei cittadini residenti nelle vicinanze delle discariche oggetto dello studio, richiedo:

  • L’istituzione di 9 aree ad alto rischio ambientale nelle zone limitrofe alle 9 discariche laziali
  • La revisione delle autorizzazioni concesse dalla data di pubblicazione dello studio ad oggi.
  • L’interruzione immediata degli iter autorizzativi degli ampiamenti delle discariche
  • L’attivazione di un protocollo sanitario straordinario per i cittadini dei comprensori suindicati
  • L’ avvio di nuovi studi epidemiologici come richiesto anche in una delle due interrogazioni parlamentari presentate dall’On.Rossella Muroni sull’argomento.
  • Sono, ovviamente, favorevole alla proposta dell’avvocato Laurenzano, dell’Associazione Codici, sull’istituzione di un tavolo permanente tra istituzioni, associazioni e stakeholder.

I Documenti Citati nel testo

Sport e Sostenibilità – La Csr nel calcio

csr nel calcio

EcoSportivamente intervista Community Soccer Report: un viaggio green nel mondo della csr nel calcio.

Crediamo nella natura più intrinseca del calcio, quella sociale. Crediamo nel calcio come mezzo più che come fine. Come soluzione, non come problema. Come opportunità. Crediamo nel calcio come più di un semplice gioco.

Crediamo quindi che questo lo porti a potersi assumere delle responsabilità, candidandosi a volano sociale e di sviluppo. Per sé stesso e la sua competitività, facendo della sostenibilità e del rapporto con le comunità il cuore pulsante del suo agire. Ma responsabilità anche nei confronti degli altri, come fenomeno capace di avere un impatto positivo, di ispirare, coinvolgere, educare.

Per questo crediamo che l’agire responsabile debba essere raccontato, condiviso e reso accessibile il più possibile. E noi vogliamo dare il nostro contributo.

Sembra l’intro perfetta per il nostro podcast, EcoSportivamente, invece è il “Chi Siamo” degli ospiti di giornata. Ho il piacere di avere qui con me, Stefano D’Errico e Valentino Cristofalo, fondatori, di Community Soccer Report.

Stefano D’Errico. Classe 1991. Innamorato del calcio, e da sempre il sogno di vivere di ciò. Una laurea in Scienze Motorie, poi la scelta che gli ha cambiato la vita. Un corso di specializzazione a Londra con l’Arsenal FC, e la scoperta di un mondo fino ad allora sconosciuto. Quello del Football in the Community, il calcio usato come veicolo sociale. Da allora, due obiettivi: crescere professionalmente in questo magico universo e condividere un’esperienza unica. Il primo raggiunto, lavorando oramai da diverso tempo per il dipartimento Community dei Gunners. Per il secondo, invece, “the best is yet to come” …

Valentino Cristofalo. Classe 1988. Da bambino si appassiona al calcio in una città magica come Buenos Aires dove vive con tutta la famiglia. Tornato in Italia coltiva la sua passione come calciatore dilettante e successivamente come Sport Manager. Ha esperienze nel settore Academy con Brescia Calcio e Carpi Football Club, oggi collabora con il Modena FC 2018. Amministratore della PSM Sport, Agenzia specializzata in comunicazione applicata allo sport, come Stefano, trasforma una passione in un lavoro.

Sport e ambiente – EcoSportivamente Puntata numero 5 – La csr nel calcio

Voi la conoscevate la storia del Forest Green Rovers, il club più sostenibile al mondo?

Dalle strategie di sostenibilità dei club di serie A, alla questione stadi per finire sul tema dell’azionariato popolare e delle proprietà “collettive”.

Buon ascolto

Discarica di Roccasecca: ancora tu, non dovevamo vederci più?

Sembra incredibile ma nonostante gli scandali e le relazioni che ormai da mesi emergono a cadenza regolare, in questi giorni tornano a farsi insistenti le voci di un ampliamento della discarica di Roccasecca. La soluzione sarebbe caldeggiata, ovviamente, dalla Regione Lazio che durante la una discussione al bilancio ha inserito il seguente emendamento:

Se la situazione non fosse particolarmente drammatica, per quanto ha pagato da vent’anni il nostro territorio, ci sarebbe da parafrasare amaramente Gaber, la chiusura definitiva oggi no, domani forse ma dopodomani sicuramente. Il solito trucchetto, posticipare, promettere, non prendere alcuna decisione e poi ricorrere all’emergenza. Fino alla prossima proroga. Fino al prossimo rinvio temporale. Con buona pace di tutte le belle parole sulla green economy e la transizione ecologica.

Discarica di Roccasecca: La Relazione dell’Arpa

Il governo Regionale, invece, di tentare con subdoli emendamenti la solita zampata agostana, avrebbe invece tanto da riflettere su quanto emerge sulla Relazione dell’Arpa del 23/04/2021. Perché è così grave quanto emerge dal documento. Cito Testualmente.

“Come possibile evincere dai valori riportati nella Tabella 3, a fronte di un volume utile netto autorizzato negli anni 2016÷2021 pari a 762.896 m3, corrispondenti a 739.441 tonnellate, al netto delle approssimazioni relative agli indici di compattazione, non sempre riportati nelle D.D. sopra richiamate
(0,9÷1,0 tonn/m3), risulterebbero essere state conferite in discarica circa 1.041.867 tonnellate, ovvero, pari a circa 302.426 tonnellate in più a quanto autorizzato.”

La logica avrebbe preteso una commissione d’inchiesta immediata, risposte celeri verso i cittadini su come si sia potuto verificare questo grave fenomeno e su quali materiali sono stati scaricati senza autorizzazione in discarica. Chi doveva controllare e non l’ha fatto? Invece, di rispondere a questi quesiti l’unica risposta che traspare è la ricerca di qualche espediente per riaprire una discarica chiusa. Era questo il famoso circolo virtuoso dei rifiuti in Provincia di Frosinone che in tanti hanno lodato negli anni?

Sempre dalla stessa relazione emerge chiaramente come la maggior parte dei rifiuti arrivano dall’Ato di Roma, anch’esso problema arcinoto.. In realtà è altrettanto vero che questa politica troppo spesso è stata avallata dai vertici aziendali della Società Pubblica che continua a preferire la quantità di rifiuto, alla qualità della lavorazione che dovrebbe puntare ad un vero riciclo. Sono anni che si parla di “Fabbrica dei rifiuti”, sono anni che non cambia nulla.

Con le elezioni romane alle porte, sarebbe il caso di far emergere con franchezza e chiarezza l’eterno problema della città eterna, incapace nel 2021 di riuscire a gestire i suoi rifiuti ed avanzare soluzioni condivise nell’ottica della salvaguardia del territorio regionale.

Di una cosa, però, questi signori possono essere certi: noi saremo sempre qui, pronti a rintuzzare con l’orgoglio e la ragione, ogni attacco al nostro territorio ribadendo con forza che nessun quinto bacino è possibile, portando in tutte le sedi istituzionali e non le nostre ragioni.

Calcio e sostenibilità: l’intervista a Roberto Carnevali

roberto Carnevali_ sport e ambiente

Nella quarta puntata del podcast “EcoSportivamente” parliamo di calcio e sostenibilità. Siamo ancora tutti ebbri di felicità per la vittoria dell’Europeo da parte della nazionale e mai momento è più propizio per approfondire le tematiche ambientali della “trasmissione” nel contesto calcistico. Con me un ospite, davvero, d’eccezione: Roberto Carnevali, direttore commerciale Master Group Sport, responsabile partnership del Sassuolo Calcio e co-fondatore della Rete Ambiente e Salute.

Roberto si è dimostrato da subito entusiasta di partecipare all’intervista perché, al di là degli importanti incarichi professionali, è una persona che ama lo sport e si dedica alla salvaguardia del pianeta. E’ riuscito grazie alla sua lungimiranza a coniugare le sue due principali passioni in una professione.

Dalla bella intuizione della Rete Ambiente e Salute è nata anche EcoEvents, ovvero una certificazione di sostenibilità per eventi sportivi e non, in collaborazione con Legambiente. Un unicum d’eccellenza nel panorama italiano.

Il ruolo dello sport nella lotta ai cambiamenti climatici, la sensibilità dei calciatori in quello che abbiamo definito “scontro salvezza”, l’Italia ed il contesto europeo, la cultura della sostenibilità e la formazione delle ragazze e dei ragazzi per entrare nel mondo della sostenibilità sportiva: questi i principali argomenti del podcast.

La certificazione ambientale degli eventi: tra calcio e sostenibilità con Roberto Carnevali

Primavera Sangiovannese: i prossimi passi

Manca un anno al termine del mio mandato da Consigliere Comunale. Passarlo a parlare del nulla proprio non mi va. Preferirei, come ho provato a fare ( al massimo delle mie forze) nei quattro anni precedenti, utilizzare questo tempo per portare idee ed iniziative concrete per migliorare la vita ai cittadini e alle cittadine di San Giovanni Incarico.

Nel video provo semplicemente a ragionare su piccole e grandi priorità che con Primavera Sangiovannese vorremmo affrontare nel futuro prossimo.

Come sempre metteremo al centro del nostro impegno idee e proposte concrete per migliorare la vita delle cittadine e dei cittadini di San Giovanni Incarico.

Discarica e Plastic Free, Rapporti con l’Unione di Comuni, l’odiosa tassa della Valle del Liri, l’utilizzo del fondo di solidarietà, l’organizzazione del centro culturale che sta per nascere da anni richiesto, il supporto al commercio locale, il bilancio partecipativo, la cura dei beni comuni e la ripartenza dello sport. Non ci interessano le guerre personali, al centro del nostro progetto c’è solo San Giovanni e i Sangiovannesi.

Sport e Sostenibilità: l’intervista Podcast a Paola Gianotti

La bicicletta non è un viluppo di metallo, un insieme inerte di leve e ruote. E’ arpa birmana. Sinfonia. Un dono della vita. Trasforma in musica storie di uomini.

Claudio Gregori

Queste parole di Claudio Gregori non rappresentano solamente l’introduzione alla terza puntata di EcoSportivamente, la racchiudo. La sintetizzano. Ne testimoniano l’anima.

Non potevo che parlare di ciclismo nelle settimane in cui il romanzo popolare del Giro d’Italia attraversa il nostro Paese, in compagnia di una gradita ospite.Sudore e Imprese. Voglia di superare gli ostacoli che la nostra mente o il nostro fisico ci parano innanzi.

La Bicicletta però non è solo uno sport o un divertimento. Può diventare come ci insegna la nostra ospite il mezzo più democratico al mondo che permette a rilevanti messaggi sociali di arrivare al cuore delle istituzioni o nelle municipalità. Testimone delle storie di ieri, come quelle di Gino Bartali che con la sua bici ha trasportato  documenti falsi che hanno messo in salvo ottocento ebrei perseguitati dal nazifascismo, e dei problemi di oggi che evidenziano come ogni 35 ore in Italia un ciclista muore per un incidente stradale. Un numero spaventoso. Un numero che fa paura. Un numero che stride con quella sensazione di libertà che ti concede il vento quando sei in bicicletta.

Testimone di ieri e di oggi, la bicicletta.. dicevo. Ed è così perché chi è sul campo, chi si muove e viaggia in bici ci racconta di una visione anacronistica di mobilità. Di città in cui comandano ancora le auto, perché non basta un bonus per puntare sulla mobilità dolce. Per farlo ci vogliono scelte coraggiose, infrastrutture e cultura. Parigi insegna.

Di limiti, volontà, sudore, record e di un mondo più sostenibile e giusto ne parlo con Paola Gianotti. Coach, speaker motivazionale e autrice Paola ha infranto 4 Guinness World Record, tra cui il diventare la donna più veloce al mondo a circumnavigare il globo in bici.

Il suo motto , “nulla è impossibile, Basta crederci” è anche un incoraggiamento a chi nel suo piccolo prova a riparare il mondo.

La puntata è dedicata alla FIAB della Provincia di Frosinone che da anni si impegna sul mio territorio per tutte e su tutte queste tematiche. Controvento ma ostinatamente.

Ecosportivamente: l’intervista a Paola Gianotti

Sport e Ambiente: Le mazze da cricket diventano alberi di cacao in Camerun

Cosa lega delle mazze da cricket ad alberi di cacao in Camerun? Un bel progetto della Federazione Cricket Italiana che ha calcolato l’impatto della sua attività e lo ha compensato con un progetto di forestazione nello stato africano.

Di questo e di molto altro ho parlato con il Presidente della Federazione, Fabio Marabini, e con il consigliere federale, Gabriele Zanoli. Un’interessante chiacchierata in cui si è spaziato dalla responsabilità sociale d’impresa all’antirazzismo, arrivando, infine, alle questioni geopolitiche legate a questo nobile, storico e virtuoso sport.

P.s Ma quanti argomenti si “incontrano” parlando di sport e ambiente?

Clicca qui per ascoltare la prima puntata del podcast “EcoSportivamente”

EcoSportivamente: il podcast dedicato allo sport e alla sostenibilità

Sport e sostenibilità

In questo periodo ho collaborato attivamente alla nascita di alcuni progetti podcast, a tematica sportiva.  Il primo è EcoSportivamente, un progetto in collaborazione con Green Italia che punta a far conoscere storie sportive di sostenibilità.


Esiste un rapporto tra sport, sostenibilità e società? E’ possibile utilizzare il mondo ed i campioni dello sport per divulgare tematiche green, specie tra le giovani generazione? Qual è il legame tra sport e ambiente? Cosa può fare il mondo dello sport per sensibilizzare le persone ad una maggiore attenzione verso il creato?

Data la vastità del tema, le “puntate” saranno raggruppate in diverse macrotematiche:

  • Campioni della sostenibilità
  • Sport e Responsabilità Sociale d’impresa
  • Beni comuni, sport e comunità
  • La gestione delle grandi competizioni internazionali
  • Economia Circolare ed Efficienza Energetica nel mondo dello sport
  • Sport e turismo sostenibile. Vie d’acqua, cammini e cicloturismo

Ecosportivamente: l’intervista a Matteo Miceli


Durante la prima puntata, ho avuto il piacere di intervistare il velista romano, Matteo Miceli. La sua impresa ha avuto inizio il 19 ottobre 2014 alle ore 12 presso il porto Riva di Traiano di Civitavecchia. Matteo quel giorno è partito per circumnavigare il globo. Da Roma a Roma senza assistenza e senza scalo, in completa autonomia, alimentare ed energetica. L’imbarcazione, Eco 40, è stata da lui pensata e costruita. Da questa incredibile avventura è venuta fuori un’intervista davvero interessante e stimolante.

E’ venuta fuori un’intervista davvero interessante, stimolante ed utile per riflettere su molte tematiche legate alla salvaguardia del mare e degli oceani.

100 anni del Pci: l’oggi e il noi

E’ stato emozionante oggi scorrere la timeline di Facebook: ragazze/i, coetanei, adulti ed anziani tutti hanno voluto esprimere un pensiero su un compleanno che è evidentemente storia collettiva del Paese: i 100 anni del Pci. Pensieri “lunghi” e storie di tutti i giorni. Pensatori, padri e madri della patria e le storie di chi quel partito l’ha fatto e l’ha vissuto: le compagni e i compagni. Ognuno con il suo ricordo personale, con il suo aneddoto, con la sua vicenda personale immersa in quella collettiva.

Per me il Pci sono i ricordi di mia madre che mi racconta le discussioni tra mio Zio, Comunista, ed il resto della famiglia, prima di lui democristiana, sono dei biglietti della festa dell’Unità con i quali si sono conosciuti i miei genitori, sono i libri che mi ha regalato 10 anni fa Gianni sulla Storia del Partito, sono gli insegnamenti appassionati di Giovanni che mi ha ha raccontato del suo Pci (fin dalla prima chiacchierata di 3 ore fatta per strada), è il primo evento pubblico che abbiamo organizzato.

Allora mi è venuta in mente una domanda, si può essere nostalgici di un qualcosa che non si è vissuto? Il destino ha voluto che sia nato nel dicembre del 89. Il muro già non c’era più. Berlinguer se ne era andato già da qualche anno. Si preparava “la svolta” e probabilmente si gettavano le basi per le divisioni che sarebbero avvenute nel corso degli anni. Ogni circolo si interrogava sul glorioso passato ma soprattutto sul futuro, come ci ha ricordato “Nanni Moretti” ne “La Cosa”.

Estratto da “La Cosa” di Nanni Moretti

Tornando alla domanda, la risposta è sì. Perché al netto degli errori, delle mancanze, della rigidità, appare evidente che essere militante ti faceva appartenere ad un noi. Un noi che non era la somma di tante personalità ed esigenze individuali, ma era un orizzonte collettivo e popolare. Lo rimpiangiamo perché ne sentiamo la mancanza. Ora. Sempre di più, perché vediamo intorno a noi una politica incapace di dare una direzione alla società, decisa solamente quando si tratta di difendere interessi particolari e mai generali, diventata, quando va bene delega ma più banalmente tifo. Basta guardare allo spettacolo degli ultimi giorni.

Un partito non è un cartello elettorale. Un partito non è la somma di buone idee. Un partito non è un’associazione. Un partito non si identifica solamente con il potere o con il Governo. Non è il fine ma è il mezzo per cambiare e migliorare la vita delle persone. Un partito deve rappresentare le istanze popolari e di un territorio. Di tutto questo oggi ne sentiamo la mancanza.

100 anni del PCI: le sfide di oggi

Quali sono gli obiettivi sui quali dovremmo ragionare oggi. Ci viene incontro direttamente il segretario più amato, Enrico Berlinguer. E’ il 1983.

Quali furono infatti gli obiettivi per cui è sorto il movimento per il socialismo? L’obiettivo del superamento di ogni forma di sfruttamento e di oppressione dell’uomo sull’uomo, di una classe sulle altre, di una razza sull’altra, del sesso maschile su quello femminile, di una nazione su altre nazioni. E poi: la pace fra i popoli, il progressivo avvicinamento fra governanti e governati, la fine di ogni discriminazione nell’accesso al sapere e alla cultura. Ebbene, se guardiamo alla realtà del mondo d’oggi chi potrebbe dire che questi obiettivi non sono più validi? Tante incrostazioni ideologiche (anche proprie del marxismo) noi le abbiamo superate. Ma i motivi, le ragioni profonde della nostra esistenza quelle no, quelle ci sono sempre e ci inducono ad una sempre più incisiva azione in Italia e nel mondo

Tutte queste questioni oggi sono più vive che mai. Sono tutte sul piatto. Si sono amplificate di fronte a noi ma troppo spesso ci sentiamo troppo piccoli per affrontarle. Manca “il noi” del punto precedente e difettiamo di organizzazione, altra parola chiave che dovremmo portarci dal passato.

E’ cambiata la società, sono mutati i tempi, resta, invece, intatta la necessità di combattere affinché questo mondo sia un po’ più giusto o semplicemente di impegnarci per averlo ancora un mondo tra 100 anni. Un degno regalo di compleanno per celebrare questa data così significativa sarebbe una riflessione profonda con l’obiettivo di riflettere sulle condizioni utili e necessarie per (ri)dare un pensiero collettivo ed un’azione concreta sulle questioni del domani.

Assalto al Campidoglio: 6 brevi considerazioni

Assalto al Campidoglio – E’ passato qualche giorno dalle incredibili immagini che hanno battezzato il 2021: i suprematisti irrompono al Campidoglio. Sgomento, paura, rabbia, indignazione, per tutte e tutti, sono state le reazioni a caldo. Un film distopico? Una serie uscita troppo bene da sembrare vera? No, è la realtà o meglio una pagina di storia, brutta e pericolosa. La storia, però, va analizzata non solo commentata, altrimenti si confondono le cause e gli effetti, i come ed i perché, il particolare con il generale.

  1. Cosa spinge quelle persone a compiere gesti del genere? Cosa porta delle persone a vivere in un mondo parallelo, in cui complottismo e posizione antiscientifiche si mescolano in un maionese impazzita? 40 anni in cui l’unica ideologia è stata quella del denaro, dell’arricchimento, della predominanza della finanza speculativa, dell’io sempre e costantemente prima del noi, dell’idea che il “pubblico” fosse il demonio, del dogma in cui la stesso concetto di socialità è stato svuotato di ogni significato. Sei povero? E’ colpa tua. Non riesci a costruire la vita dei tuoi sogni? Sei un misero fallito. Non hai dei diritti? E’ colpa del nero che vuole sottrarti quei diritti e che si lamenta. Hai perso il lavoro? Mi dispiace ma non possiamo farci nulla. Hai perso la casa? Se non lavori. Hai dei problemi di salute e non puoi curarti decentemente? Se nella vita non hai mai lavorato. La perversa follia di Trump non è stata la causa di queste proteste, ma il mezzo. Il “Make America Great Again” ha prima illuso questi milioni di persone e poi incendiato la loro voglia di rivolta.
  2. Trump. Trump è un miliardario arrogante e come tutti i miliardari arroganti pretende di essere sopra le leggi ed i regolamenti. Per quelli come lui, la politica e le istituzioni sono intralci. L’uomo forte che non può perdere mai. L’audio di una settimana fa è illuminante in tal senso: mancano dei voti? Troviamoli. Cetto La Qualunque avrebbe detto coloriamo le schede.
  3. Le conseguenze del trumpismo. L’indebolimento delle istituzioni americane ed internazionali. Lo stretto rapporto ideologico con la polizia federale ( fondamentale il non intervento). L’aumento delle tensioni nella società americana. L’irresponsabilità di buttare benzina sul fuoco di questi problemi, dopo le elezioni. Rabbia, paura, senso di sentirsi soli ed imbrogliati dal mondo globale.
  4. E Adesso? Cosa succederà adesso. La facile illusione di sistemare tutto in poco tempo è utile a riempire gli editoriali. I processi sociali hanno bisogno di tempo. C’è bisogno di riassorbire questo malessere, di creare un mondo più inclusivo che risponda in maniera diversa alle domande poste al punto 1. Nuovi modelli culturali. Nuovi modelli sociali da pensare e mettere a terra, non solo nelle grandi città ma anche nelle periferie rurali. Non serve biasimare. Non serve condannare da un piedistallo o da un attico di New York.
  5. Il modello americano e noi. Siamo davvero così convinti che l’America sia il modello da democrazia da seguire, in tutto e per tutto? Le pagine di storia, compresa quella di pochi giorni fa, ci dicono altro.
  6. Il blocco Social. Attenzione. Oggi i social hanno più potere delle televisioni negli anni 90. Chi ha una carica pubblica e/o si occupa di politica lo sa perfettamente, meglio di chiunque altro. Pensiamo, solamente per fare un esempio recente, alle comunicazioni quotidiane che avvengono sul Covid. Serve un controllo sulle informazioni che passano su queste piattaforme? Sì, certamente sì. Il punto, però, è un altro. Chi decide questo controllo? La logica aziendale e di mercato ci porta a rispondere con il proprietario della piattaforma. Se, però, guardiamo alla visione politica/istituzione/governativa che Facebook,Twitter, Instagram hanno assunto capiamo che c’è un forte e preoccupante sbilanciamento di potere. Questo è un tema serio, molto più di Trump.

P.s Chi in Italia paragona le violenze tra il Black Lives Matter e l’assalto al Campidoglio di pochi giorni fa è in e evidente malafede. Da una parte non si riconosce il risultato delle elezioni, dall’altra si manifesta contro l’uccisione di un innocente. Precisazione che nell’Italia del 2021 diventa necessaria.