Rifiuti a Roma e nel Lazio: Mo ve lo buco… l’inceneritore

Dopo l’ennesimo incendio ad un impianto di trattamento di rifiuti Romano, il Sindaco della città eterna, Gualtieri, ha partecipato ad un incontro con i 30 primi cittadini del Basso Lazio per scongiurare l’arrivo di nuovi rifiuti dalla capitale.

Apro parentesi. E’ bene ricordare che sono passati, ormai, quasi 10 anni dall’arrivo dell’immondizia romana all’impianto di TMB di Colfelice. In questi anni le diverse governance dell’impianto hanno sempre avallato questa decisione, dichiarando a più riprese che senza l’arrivo di quei rifiuti, l’impianto sarebbe andato in difficoltà economiche-gestionali. Linea indirettamente avallata anche dalla maggioranza dei 91 sindaci locali che hanno confermato questa strategia, votando e confermando il gruppo dirigente. Della famosa “fabbrica dei materiali” che ha riempito pagine e pagine di giornali, ovviamente, ancora non si vede neanche l’ombra. Chiusa parentesi.

Al netto di tutto questo, la riunione è sicuramente un fatto positivo. Cambia, finalmente, l’atteggiamento dell’amministrazione capitolina che ha preso atto dello storico problema dei rifiuti della Capitale gestiti nelle province. Si è passati dalla negazione del problema della giunta Raggi, almeno all’apertura di un confronto. Già questo per come si sono sviluppate negli anni queste vicende rappresenta un importante passo in avanti. Speriamo non sia l’unico.

Accolgo con meno giubilo, invece, la strategia messa in campo per la risoluzione del problema: la costruzione di un mega inceneritore nel 2022, non può mai essere la giusta soluzione. Non lo è nella nostra provincia, non lo sarà a Roma.

L’incenerimento e il modello Danese

Nel 2008, la direttiva della unione europea 2008/98/CE, ripresa e rafforzato dalla direttiva del 2018, ha sancito la seguente gerarchia nel trattamento dei rifiuti:

  1. prevenzione
  2. preparazione per il riutilizzo
  3. riciclaggio
  4. recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia
  5. smaltimento

La ratio dietro queste scelte è estremamente semplice: al primo posto deve esserci la prevenzione, ovvero generare il minor numero di rifiuti possibili. Solo al quarto posto vi è il recupero di energia, tramite incenerimento.

Quando si parla di inceneritori, complice una campagna di stampa imponente, tutti pensano all’inceneritore di Copenhagen e al famoso modello danese. Non vorrei provocare scompensi o gettare fango sugli idoli di nessuno, ma quel momento attualmente è in crisi.

Il ministro della transizione ecologica danese, Dan Jorgensen, ha dichiarato:

“Stiamo avviando una transizione molto verde nel settore dei rifiuti. Per 15 anni non siamo riusciti a risolvere il dilemma dell’incenerimento dei rifiuti ”. “È ora di smettere di importare rifiuti di plastica dall’estero per riempire gli inceneritori vuoti e bruciarli a scapito del clima. Con questo accordo, aumenteremo il riciclo e ridurremo la combustione”. La questione dovrebbe esulare dalla appartenenza politica, non è di centro di destra o di sinistra, ma un banale riconoscimento tecnico di quali approcci funzionino e quali no.

Il piano prevede la riduzione del 30% degli inceneritori. Il motivo è presto detto: la Danimarca avallando questa scelta è il paese europeo con la più alta media di rifiuti pro capite 850 Kg pro-capite mentre la media europea si attesta a 500 Kg pro- capite. Tutto questo cosa significa? Scegliere questa strada deresponsabilizza il cittadino di fronte alla riduzione del rifiuto. L’altra criticità riguarda le emissioni: la commissione ambiente del Parlamento Europeo ha votato l’inserimento dei termovalorizzatori tra quelli impianti che dovranno acquisire crediti di carbonio. Tradotto: ci sarebbe un aumento importante dei costi di gestione che ricadrebbe sulla collettività.

Infine è bene chiarire che il Termovalorizzatore non esclude la discarica. Tutt’altro. E’ stimato infatti che un impianto di 600.000 tonnellate produca circa 120.000 tonnellate di ceneri. Dove andranno queste ceneri? Nelle discariche. Lo sappiamo benissimo anche dalle nostre parti vista la presenza della discarica di Roccasecca e dell’impianto di incenerimento di San Vittore.

Rifiuti di Roma: Le alternative all’inceneritore

Strategicamente partire da un inceneritore vuol dire iniziare dalla coda del problema e non dalla testa.

Quando si dice no a qualcosa, però, è buona norma avanzare delle proposte alternative. Per bullet point una moderna strategia di gestione dei rifiuti potrebbe prevedere:

  • L’Aumento della raccolta differenziata e del porta a porta
  • La Costruzione di due biodigestori per la gestione della parte umida con la creazione di biometano e compost di qualità.
  • La Costruzione impianti per il recupero dei materiali, ragionando su piccoli impianti e non fabbriche di enormi dimensioni.

Tutto questo porterebbe alla diminuzione sensibile del materiale da inviare a discarica. E’ bene ricordare che le direttive comunitarie hanno fissato al 10% la percentuale di rifiuti da mandare in discarica entro il 2035. Un piano di questo genere, inoltre, costituirebbe la base per la creazione di posti di lavoro green e stabili.

Sintesi

Tutti abbiamo capito che il problema dei rifiuti per strada nella capitale è riconducibile alla mancanza di impianti. Non esiste la bacchetta magica, per nessuno. La politica, però, è anche e soprattutto scelta. In questo caso bisogna scegliere se guardare al futuro o guardare al passato.

Un intervento impiantistico di questo genere può eliminare i rifiuti per strada? Sì, può farlo.

Un inceneritore da 600 mila tonnellate è la risposta giusta nel 2022? No, non lo è.

E’ vero che tanti capitali europee hanno un inceneritore ma nessuna sta costruendo inceneritori in questi ultimi anni e tutte stanno cercando nuove strade per la gestione dei rifiuti. Chi aveva sposato questa strada completamente, come la famosa Danimarca, sta scegliendo altre alternative. La continua “emergenza” romana non deve farci dimenticare le gravi inefficienze del ciclo frusinate dei rifiuti: ad oggi abbiamo un TMB con percentuali di recupero risibili, un Termovalorizzatore e aspettiamo le indicazioni per una nuova discarica di servizio. Dovremmo averlo imparato nel corso di questi lunghi venti anni: viviamo in un sistema complesso. Non possiamo assistere da spettatori a quello che succede nella capitale. Avere un sistema di rifiuti moderno ed efficiente, quindi, non riguarda solo Roma ma tutta la Regione.

Fonti: https://cphpost.dk/?p=114926, https://eng.mst.dk/air-noise-waste/waste/denmark-without-waste/, https://economiacircolare.com/inceneritore-copenaghen-luzzati/, https://economiacircolare.com/dati-inceneritore-copenaghen/, https://www.internazionale.it/essenziale/notizie/stefano-liberti/2022/06/03/sui-rifiuti-roma-sbaglia-di-nuovo, https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/inceneritore-gualtieri-lettera-green-italia-m5kbaknn

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.