Falsa ri(partenza)

Falsa (ri)partenza: E no, non ne siamo usciti affatto né migliori, né più più buoni, ma in realtà non è che ci avessi sperato poi molto in questa retorica da libro cuore.

L’incendio alla Adler di Ottaviano, gli sversamenti illegali a Castel Volturno (a proposito i droni che utilizzavamo per scovare la gente sulla spiaggia si possono utilizzare anche per questo), le mascherine gettate per strada come coriandoli, l’odio che riemerge con tutta la sua violenza verbale ed il web torna ad essere una fogna a cielo aperto.

4 notizie di cronaca che rappresentano delle chiare ed evidenti necessità politiche: sicurezza sul lavoro a 360 °, dal Covid in poi. Sì perché banalmente i dati Inail evidenziano 37.352 contagi sul posto di lavoro. La sacrosanta esigenza di ripartire deve andare di pari passo con la sacrosanta esigenza di tutelare la vita di chi va a lavorare. Si lavora per vivere e non si lavora per morire.

Tutto quello che riguarda la green economy rischia di essere travolto dalla banalità della politica dei due tempi: è sacrosanto quello che dici, ma non possiamo farlo adesso. Peccato che il secondo tempo di questa partita non arriva mai. Adesso, però, la raccolta differenziata langue, non si sa come affrontare il rebus mascherine e ci sono enormi pressioni per eliminare la plastic tax. Il rischio fin troppo evidente è che tutte queste tematiche tornino ad essere di nicchia, roba per chi sta bene, non considerando il fatto che un nuovo modello di sviluppo non è una scelta, ma un dovere se vogliamo continuare ad abitare questo pianeta.  Le polemiche sul riscatto di Silvia Romano, oltre ad aver abbassato di molto il livello di speranza sul futuro di questo paese, mi hanno spinto a ricordare una cosa molto semplice: sapete quante armi l’Italia ogni anno vende ai regimi vicini ai movimenti jihadisti?

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